Le provocazioni della moda: una strategia di marketing

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Vi è mai capitato di pensare a quanto la provocazione incida sulla moda e come si trasformi in una vera e propria mossa pubblicitaria se fatta bene?

Ormai si sa la notorietà nel celebrities system è fondata principalmente sul gossip, dallo scalpore di azioni o semplicemente costumi che adottano le star di Hollywood per riscuotere successo ma soprattutto per provocare e avere un riscontro maggiore proprio perché si induce sempre più lo spettatore a concentrare la propria attenzione e incitare il proprio giudizio, basti pensare allo scalpore mediatico creato da Miley Cyrus che con la sua “wrecking ball” affermò il suo cambiamento decisamente più hot e provocatorio diverso dalla dolce e “brava ragazza “ che traspariva dalla celeberrima “Hannah Montana”, la serie per adolescenti con cui si era affermata.

 

provocazioni della moda
Miley Cyrus in her “Wrecking Ball” music video. MileyCyrusVEVO/YouTube

 

Ma il desiderio sempre più sfrenato di provocare il pubblico non si afferma solo nel mondo dello spettacolo, viene soprattutto dalla moda, basti pensare alla collaborazione tra Oliviero Toscani, fotografo italiano affermatosi negli anni ‘70 e la casa di moda “United Colors of Benetton” quella volta in cui la storia della moda conobbe il connubio tra lo stile e il fenomeno dello shockvertising, con campagne con sfondo provocatorio in cui venivano celebrate temi dell’uguaglianza e della fratellanza e vedevano raffigurati soggetti appartenenti a paesi diversi o in conflitto tra di loro colti nell’atto di abbracciarsi.

 

Provocazione della moda

 

Razzismo, prevenzione, conflitti, delitti di mafia tutto questo divenne messaggio di denuncia tramite la moda.

 

Provocazione della moda

 

Opportunismo o difesa dei diritti umani ? Sicuramente Toscani ha saputo decisamente scuotere il mondo della moda e della fotografia creando immagini che raccontano il sociale e che fanno spazio al fenomeno dell’indignazione tramite il modello della provocazione lasciando spazio alla nuova era e agli anni 2000 che cambieranno profondamente la visione del fashion system.
Una provocazione che si ripeterà e diventerà oggetto di ispirazione su cui le case di moda fonderanno il loro stile, da Jean Paul Gaultier a Schiaparelli fino ad arrivare forse alla più gettonata ovvero Balenciaga, la maison proprio in questi giorni è nella bufera per la nuova campagna pubblicitaria “gift shop“, che ha rappresentato bambini con peluche e oggetti bondage.

 

Provocazione della moda

 

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La casa di moda spagnola è nota per la sua continua provocazione tramite capi futuristici creati con materiali che alludono a provocazione come ad esempio il latex.

 

Provocazione della moda

 

Se l’intenzione di Balenciaga era attirare l’attenzione ci è riuscita, i social sono indignati e molti personaggi noti testimonial del brand vengono accusati di sostenere un brand che si fa voce tramite questa oltraggiosa campagna con peluche fetish e volti di bambini che non hanno nulla a che fare con tale mondo.
Kim Kardashian, musa del direttore creativo Demna Gvasalia e ambassador del brand, ha preso le distanze dalla campagna.
Che sia una mossa pubblicitaria o meno sicuramente “Balenciaga“ sa come fare a far parlare di sé.

 

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