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L’importanza dell’etica al tempo dei social network

L’importanza dell’etica al tempo dei social network

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Quella attuale è diventata la società degli eccessi, la società dell’apparire a qualunque costo e a qualunque prezzo senza rendersi conto che troppi eccessi o troppo niente lo/a porteranno al collasso.

I social media e gli influencer con il loro linguaggio riescono a spostare il pensiero di migliaia di persone a volte troppo fragili o inconsapevoli del faccio che emulare certi stereotipi potrebbe rivelarsi solo il risultato del niente, ovvero illudersi nel pensare di sentirsi migliori solo se si incarnano certi canoni.

Sicuramente l’intervento della Chirurgia estetica è tra quelle branchie della Chirurgia ricostruttiva più richieste dal mondo attuale. Ecco perché abbiamo chiesto il parere del Dott. Giorgio D’Angelo Medico e Chirurgo plastico di grande spessore etico e professionale.

Dott. D’Angelo:

  1. Perché tra le varie aree della chirurgia, ha scelto quella estetica?In realtà la mia scelta è ricaduta sulla chirurgia plastica ricostruttiva, nome del corso di specializzazione della durata di 5 anni, che consiste nel percorso obbligatorio per chi si vuole specializzare in chirurgia plastica dopo la laurea in medicina e chirurgia. Ovviamente la parte ricostruttiva, che si occupa di ricostruzione post oncologica, grandi traumatismi, malformazioni congenite e ustioni severe, è affine all’estetica per molteplici aspetti e quindi durante gli anni di specializzazione ho iniziato a considerare la possibilità di fare il chirurgo estetico a tutto tondo.
  2. Asseconda sempre tutte le istanze dei suoi pazienti o le è capitato di non condividerle o mediare sulla decisione finale?
    Assolutamente no. Sia per quanto concerne le richieste chirurgiche che quelle più banali di medicina estetica, spesse volte mi è capitato di dover dire no, soprattutto quando la paziente chiede cose eccessive o che comunque contrastano con il mio senso estetico ed etico.
  3. Chi è l’utente tipo che si rivolge a lei?
    Mediamente pazienti di sesso femminile tra i 20 e i 45 anni, ma ho molti pazienti di sesso maschile e comunque molte donne over 50, fino anche ai 75 anni.
  4. Quanto è importante l’estetica in una società come la nostra?
    Al giorno d’oggi, da diversi anni, siamo bombardati mediaticamente dal bello, in televisione, al cinema, nella moda, sulla carta stampata. L’apparire nel 2020 sembra essere un must. La società di oggi, dà, a mio avviso, eccessiva importanza all’aspetto esteriore, società in cui si crede il più delle volte che avere una bella presenza può far raggiungere il successo e i soldi. Il modello vincente del mondo d’oggi è quello della gioventù e della bellezza che però è ossessivamente trasmesso dai mass-media che, influenzando i gusti, le mode e le tendenze agiscono prepotentemente sull’immaginario collettivo.Questo modo di apparire si ripercuote in particolare sugli adolescenti che valutano la propria immagine in funzione dell’impressione che produce sugli altri. Come conseguenza naturale c’è sempre meno spazio per l’accettazione di sé stessi e l’investimento in altre qualità caratteriali e professionali.È innegabile che la bellezza influenzi la percezione che si ha di una persona, e che possa portare vantaggi a molti livelli: abituandosi ad essere trattati bene dagli altri fin da piccoli, i belli acquisiscono maggiore autostima e possono raggiungere buoni risultati grazie ad un atteggiamento sicuro, determinato e seduttivo.
  1. Cosa ne pensa delle fashion blogger di punta nel loro modo di veicolare l’attenzione quasi e solo esclusivamente alla ricerca del corpo perfetto? Pensa che sia un messaggio che i giovani possano comprendere senza farne un cliché oppure no?Purtroppo, con il boom degli influencer, grazie ai social come Instagram in primis, dove devi colpire chi guarda il tuo profilo tramite una foto, il corpo perfetto è quello che meglio salta all’occhio in quei pochi secondi che si scorre la propria home.E sempre più spesso i giovani non riescono a comprendere che dietro quel corpo ci può essere Photoshop (perché poi la realtà è ben diversa…) oppure una vera professione dove la cura del proprio corpo tramite allenamenti e sana alimentazione è in contrasto con le abitudini quotidiane di un normale professionista, e mi includo in questa categoria, che dalla mattina alla sera dedica il proprio tempo necessariamente ad altro.
  2. Esiste un confine che non attraverserebbe mai? In entrambi i casi, perché?
    Il confine che non attraverserò mai è quello imposto dalla mia etica, prima di medico e poi di chirurgo estetico. Sono quel tipo di chirurgo che se reputa una richiesta eccessiva, in termine di risultato estetico da raggiungere, non la asseconda ma rappresenta candidamente alla paziente che non eseguirò l’intervento richiesto poiché va contro la mia etica e il mio concetto di estetica. È un confine, a mio avviso, molto importante da rispettare e non oltrepassare se si decide di fare il proprio mestiere rimanendo fedele al proprio credo. Per le mie pazienti cerco sempre di ottenere risultati naturali, mai eccessivi e soprattutto personalizzati, senza scadere nell’omologazione.
  3. Diciamo che le donne sono la categoria principale della sua utenza, ma negli ultimi anni sembra che anche gli uomini apprezzino l’intervento della chirurgia estetica. E’ realmente così?
    Decisamente si anche si il rapporto è assolutamente a favore delle donne. Diciamo che 2 su 20 sono uomini che vogliono curare il proprio corpo con l’aiuto della chirurgia o medicina estetica.
  4. Che rapporto c’è tra fisicità e mente in una società come quella attuale?
    Mi sembra assolutamente sbilanciato verso la fisicità che spesso non è realmente sostenuta da una concretezza caratteriale e culturale. Come precedentemente anticipato, per molti la fisicità ha un ruolo preponderante rispetto allo sviluppo di altre qualità interiori ma anche professionali e spesso questo squilibrio genera dei modelli che sono omologati tra loro. Il risultato è quello proposto dai programmi in prima serata delle principali emittenti televisive.

9. Quanto sono importanti i social network nella sua professione?
Ad oggi sono il pilastro della nostra professione dove appunto esibire i risultati dei trattamenti per mezzo dei social è fondamentale per permettere al paziente di valutare nel modo più completo e accurato possibile il professionista al quale potrebbe affidarsi.

10.L’intervento più complicato?
Non parlerei di intervento più complicato ma di intervento che piace meno. Ad ogni modo in linea di massima gli interventi dove è necessario liftare i tessuti e mantenere la simmetria sono quelli più laboriosi e che portano maggior tempo in sala operatoria.

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11.Cosa la rende felice nell’essere Medico?
Innanzitutto, grazie al mio percorso formativo universitario e specialistico ho la possibilità di aiutare in primis persone che hanno tumori o vogliono migliorare il proprio aspetto estetico deturpato da patologie oncologiche. La chirurgia plastica ricostruttiva riesce a donare nuovamente il sorriso a donne che hanno subito l’asportazione di un seno o addirittura di entrambi i seni, a persone gravemente ustionate che riescono nuovamente ad articolare gli arti o a parlare e via discorrendo. Grande soddisfazione l’ho avuta facendo delle missioni umanitarie all’estero o anche, pochissimi mesi fa, essere impiegato per l’emergenza Covid a favore della popolazione.

Intervista di Gabriele Vinciguerra albo dei giornalisti n° 132764

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