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Pino Ammendola: un attore e un regista per le donne

Pino Ammendola: un attore e un regista per le donne

Pino Ammendola

Pino Ammendola, classe 1951, è attore, regista e scrittore. Ha lavorato con i più grandi maestri del cinema, è un doppiatore d’eccellenza, ha recitato in molti serial televisivi di successo ed è autore di testi teatrali.

 Uomo dinamico e artista poliedrico: È al teatro con “Lady D”, su prime video con A.N.I.M.A., una spassosa riflessione sull’ignavia. Il film che giocando con l’acronimo di Atassia Neuro Ipofisaria Monolaterale Acuta, racconta le vicissitudini di un politico privo di scrupoli che muore improvvisamente e si ritrova sull’aereo del film Casablanca costretto a “rivedere” le conseguenze delle sue azioni.

Pino Ammendola e la poesia del racconto

“Sono cresciuto a Napoli, un teatro a cielo aperto. La città cosmopolita per eccellenza, che insegna l’arte del racconto ed educa all’accettazione dell’altro in tutte le sue espressioni. Un melting pot che ingloba mille anime, armonizza il sacro e il profano ed è crogiolo di poesia”.

In Pino Ammendola ritroviamo intatta l’essenza della sua città. Qualità che si concretizza nella sua esuberanza, nella sua innata ironia, nella sua capacità di impersonare ruoli diversi cogliendo sempre l’anima dei personaggi.

Una fluida confluenza che ritroviamo anche nei suoi testi. La sua scrittura affronta tematiche sociali ed umane armonizzando la crudezza del reale con note poetiche e irriverente ironia.

Se nei suoi lavori teatrali la narrazione si fa lieve, delineando personaggi, spesso eccessivi, che incarnano le debolezze e le miserie della contemporaneità, suscitando sane risate e ponendoci sempre di fronte a mille interrogativi, nelle pagine del suo libro “ScarpeDiem Storie di Scarpe Fantastiche” il tessuto narrativo si fa denso, carico di memorie, di malinconica nostalgia e di commovente dolcezza.

Il libro, alla sua quarta edizione, si compone di sette storie che hanno come protagonista le scarpe. Alle scarpe, che l’attore napoletano ama molto, è affidato il compito di ricostruire brandelli di vita, angoli di città, sprazzi di cielo e di mare divenendo la chiave per leggere trame nascoste, per avvertire vibrazioni impalpabili, quasi magici grimaldelli per aprire porte segrete e scoprire le orme lasciate dalla vita.

Le storie che animano il libro, che si pregia della prefazione di Renzo Arbore, sono state scritte in luoghi e tempi diversi ma seguono un filo ininterrotto, piccoli passi dietro scarpe immaginarie o reali che camminano senza sosta. 

“Ho voluto offrire un punto di vista diverso, per invitare a guardare il mondo da un’altra angolazione, per non rimanere imprigionati nella ragnatela delle certezze e offrire la possibilità di guardare oltre le convenzioni.

Quando ha deciso di fare l’attore?

Tutto è iniziato quando avevo nove anni, in un collegio francese dove mi trovavo insieme a mio fratello. Mia madre ci aveva mandati a trascorrere le vacanze estive in Francia sperando che imparassimo il francese, io imparai solo poche parole mentre i miei compagni impararono colorite espressioni napoletane.

In quel collegio arrivò un regista di una compagnia teatrale alla ricerca di un bambino per un piccolo ruolo. Mi feci notare e mi presero. La prima volta che salii sul palco provai un’emozione grandissimaFu un momento magico. Ero come sospeso, le luci accecanti mi impedivano di vedere in sala ma “sentivo” il pubblico. Fu una sensazione potente e dissi a me stesso: “Voglio fare questo da grande!!!”.

Poi, a 14 anni riuscì ad ottenere una parte nel film di Dino Risi “Operazione San Gennaro”. Un piccolo ruolo ma sul set del cinema vero, conobbi Nino Manfredi e di nuovo provai quella gioia intensa che avevo conosciuto da bambino. La mia convinzione diventò certezza, dovevo assolutamente fare teatro!

Per non deludere la mia famiglia continuai gli studi, ero uno studente brillante. Dopo la laurea in Giurisprudenza con lode e plauso della commissione, ho rinunciato ad una borsa di studio e sono partito per una tournee che in qualche modo continua ancora oggi.

Preferisce il cinema o il teatro?

Amo entrambi ma il teatro è il mio vero lavoro, forse perché è più faticoso del cinema, ti costringe a metterti in gioco tutte le sere confrontandoti sempre con un pubblico diverso.

Come ha vissuto il lockdown?

Con molta sofferenza. Questa pandemia ci sta togliendo la libertà, impedisce gli incontri, gli abbracci, la spontaneità rendendoci tutti più soli, più sospettosi. Ognuno è costretto nel suo piccolo mondo. Gli effetti si vedranno tra qualche anno, le mascherine impediscono di interagire, annullano la mimica facciale, che è parte fondante dell’evoluzione dell’umanità, crescerà una generazione più muta nei sentimenti.

Il suo nuovo spettacolo teatrale è dedicato a Lady D. Cosa l’ha ispirata del personaggio?

La capacità di reagire, di “ricostruirsi” anche dopo grandi difficoltà e delusioni. Lady D era una delle donne più amate nel mondo; eppure, le imposizioni di corte unite alle sue fragilità avevano offuscato il suo sorriso senza, però, cancellare il guizzo di libertà che animava il suo cuore.

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Lady D ha appena debuttato al teatro Anxur di Terracina e sarà in scena il prossimo autunno al teatro Spazio a Roma. 

Ci racconti la trama?

Subito dopo l’incidente stradale sotto il tunnel del Pont de l’Alma a Parigi, dai rottami fumanti dell’auto si libra la voce di Lady D. La principessa in una sorta di delirio premorte inizia a raccontare la sua storia conducendo gli spettatori nel suo mondo più intimo e segreto. La voce narrante è della bravissima attrice Annalisa Favetti, con cui collaboro da tempo, che riesce a modulare il racconto restituendoci la dolcezza, la grinta e lo strazio di Lady D come donna, come essere umano che soffre, che sbaglia ma che trova sempre una via per “riprendersi” lo scettro della vita. 

Come definirebbe questo spettacolo?

Un flashback emozionale tra gossip, rivelazioni piccanti, confessioni, colpi di scena e inaspettati momenti di leggerezza. 

Tra gli spettacoli che porta in giro per l’Italia c’è ne uno in particolare di cui vuole parlare? 

Diciamo che ognuno di loro ha la sua importanza è come se fosse un figlio, ma in modo particolare mi sento di menzionare  Dalida “Avec Le Temps” uno spettacolo che ha riscosso grande successo a Parigi, interpretato magistralmente da Maria Letizia Gorga, mia compagna  nella vita. È uno spettacolo dalle mille sfaccettature, che ogni volta svela una parte mai rivelata  della grande artista  italo-francese. 

Progetti Futuri?

Sto lavorando ad un nuovo film, di cui non posso ancora parlare e a dicembre sarò al teatro con un nuovo spettacolo “Uomini da Marciapiedi”. Un testo che ho scritto qualche anno fa ma che ho ripreso durante il lockdown. È una riflessione sulla solitudine, sull’alienazione che produce la grande città, che, come dicevamo, è acuita in modo esponenziale da questa pandemia.

È una storia dove si ride molto ma che nello stesso tempo ha risvolti commoventi e dolorosi. Racconta di tre uomini, tre travestiti, che “battono” più per cercare compagnia che per denaro. In una notte desolatamente deserta, aspettano che arrivi qualcuno, un fidanzato immaginario, un cliente, qualcuno che sciolga il nodo di tutte le assenze che hanno accumulato nel tempo. Ma non passa nessuno. Nessuno li vuole e quel silenzio vibrante li spinge a parlare tra di loro, a raccontarsi, a verbalizzare le loro più intime paure in un crescendo esilarante che fa ridere e piangere.  

Writer:
Dionilla Ceccarelli

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